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Natale in Terra Santa

Durante tutto l’anno siamo soliti accompagnare i nostri pellegrini sui luoghi di Gesù. Ma mai come in questo periodo, in cui le festività natalizie sono praticamente alle porte, un pellegrinaggio in Terra Santa acquisisce un valore unico. Tornare lì, dove tutto è iniziato.
 

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“Gesù è nato, dunque, nella città di Betlemme. Ecco come avvenne la sua nascita secondo la narrazione dell’evangelista Luca: “Anche Giuseppe, che era della casa e della famiglia di Davide, dalla città di Nazaret e dalla Galilea salì in Giudea alla città di Davide, chiamata Betlemme, per farsi registrare insieme con Maria sua sposa, che era incinta. Ora, mentre si trovavano in quel luogo, si compirono per lei i giorni del parto. Diede alla luce il suo figlio primogenito, lo avvolse in fasce e lo depose in una mangiatoia, perché non c'era posto per loro nell'albergo. C'erano in quella regione alcuni pastori che vegliavano di notte facendo la guardia al loro gregge. Un angelo del Signore si presentò davanti a loro e la gloria del Signore li avvolse di luce. Essi furono presi da grande spavento, ma l'angelo disse loro: «Non temete, ecco vi annunzio una grande gioia, che sarà di tutto il popolo: oggi vi è nato nella città di Davide un salvatore, che è il Cristo Signore. Questo per voi il segno: troverete un bambino avvolto in fasce, che giace in una mangiatoia». E subito apparve con l'angelo una moltitudine dell'esercito celeste che lodava Dio e diceva: «Gloria a Dio nel più alto dei cieli e pace in terra agli uomini che egli ama»” (Lc 2,1-15).

Gli eventi legati alla nascita di Gesù sono talmente semplici e profondi che si rischia a volte di scorrerli senza vedere e comprendere. Dobbiamo far memoria a questo proposito delle parole del profeta Isaia: “I miei pensieri non sono i vostri pensieri, le vostre vie non sono le mie vie - oracolo del Signore. Quanto il cielo sovrasta la terra, tanto le mie vie sovrastano le vostre vie, i miei pensieri sovrastano i vostri pensieri”. (Is 55,8)  Noi, “la generazione di Hollywood”, spesso facciamo fatica a far nascere il figlio di Dio senza la sofisticazione degli effetti speciali e di molto rumore.

Il nome Betlemme vuol dire “la casa del pane”. Gesù nasce nella “casa del pane” e, immediatamente dopo la sua nascita, viene deposto in una mangiatoia. Pane e mangiatoia: due elementi significativi nella storia del popolo di Israele. Quando, infatti, il popolo eletto lasciò l’Egitto e peregrinò attraverso il deserto alla volta della terra promessa, Dio gli diede per sfamarlo del pane disceso dal cielo, chiamato “mannà”. Esso costituiva il sostentamento e la fonte della vita del popolo nel deserto. Con la nascita di Gesù, Dio non offre più agli uomini un pane derivato dagli elementi della terra, ma offre suo figlio, che diventa il pane della nostra vita. Non ci dà semplicemente qualcosa di suo, ma sé stesso. Offrendoci se stesso in forma di pane per la vita eterna, Gesù nasce nella città chiamata Betlemme, la “casa del pane”, proprio per sottolineare questa realtà. Quindi viene deposto in una mangiatoia, quasi come se fosse pronto per essere servito per la salvezza degli uomini. San Giovanni dirà più tardi, contemplando questa verità, che “Dio ha tanto amato il mondo da dare il suo Figlio unigenito, perché chiunque crede in lui non muoia, ma abbia la vita eterna” (Gv 3,16).

Questo importante avvenimento viene rivelato in primo luogo ai pastori, poi ad alcune persone venute da lontano, che noi chiamiamo re Magi. I pastori erano delle persone povere che vivevano ai confini della città. Erano persone semplici, che non contavano molto nella società del tempo, e proprio a loro l'angelo porta l'annunzio della nascita del Messia.

A questo punto è bene soffermarci sul concetto biblico di “povertà”. Nella tradizione del testo sacro la povertà di spirito è vista come qualcosa di positivo. “Beati i poveri in spirito – dirà Gesù – perché di essi è il regno dei cieli” (Mt 5,3). Non si parla qui di “miseria”, ma di qualcosa di più profondo. La miseria che nuoce alla dignità dell'essere umano va, infatti, combattuta ed eliminata. La Bibbia contiene molteplici condanne nei confronti di chi non fa il necessario per soccorrere il povero nella sua miseria: “I tuoi capi sono ribelli e complici di ladri; tutti sono bramosi di regali, ricercano mance, non rendono giustizia all'orfano e la causa della vedova fino a loro non giunge” (Is 1,23).

La povertà biblica è ben diversa. Si tratta della condizione dell'uomo che ha posto tutta la sua fiducia in Dio e non nella sicurezza dei beni materiali o del potere. Questo tipo di povero è chiamato “anawim”. Il termine evoca la figura dell'uomo che sa di poter contare solo su Dio come suo unico punto di appoggio e di sicurezza. Il Salmo 26, è la preghiera del vero povero in spirito:

“Il Signore è mia luce e mia salvezza,
di chi avrò paura?
Il Signore è difesa della mia vita,
di chi avrò timore?

Quando mi assalgono i malvagi
per straziarmi la carne,
sono essi, avversari e nemici,
a inciampare e cadere.

Se contro di me si accampa un esercito,
il mio cuore non teme;
se contro di me divampa la battaglia,
anche allora ho fiducia.

Una cosa ho chiesto al Signore,
questa sola io cerco:
abitare nella casa del Signore
tutti i giorni della mia vita,
per gustare la dolcezza del Signore
ed ammirare il suo santuario”.

Per il vero anawim il valore più importante è l’amicizia con Dio. Il Signore è il suo unico bene; dalla mattina alla sera egli cerca il volto del Signore.

“Ascolta, Signore, la mia voce.
Io grido: abbi pietà di me! Rispondimi.
Di te ha detto il mio cuore: «Cercate il suo volto»;
il tuo volto, Signore, io cerco.

Non nascondermi il tuo volto,
non respingere con ira il tuo servo.
Sei tu il mio aiuto, non lasciarmi,
non abbandonarmi, Dio della mia salvezza.
Mio padre e mia madre mi hanno abbandonato,
ma il Signore mi ha raccolto.

Mostrami, Signore, la tua via,
guidami sul retto cammino,
a causa dei miei nemici.

Non espormi alla brama dei miei avversari;
contro di me sono insorti falsi testimoni
che spirano violenza.

Sono certo di contemplare la bontà del Signore
nella terra dei viventi.

Spera nel Signore, sii forte, 
si rinfranchi il tuo cuore e spera nel Signore”.

La rivelazione della nascita di Gesù ai mostri svela il posto speciale che il povero in spirito occupa nel cuore di Dio. È la persona che vive con la coscienza netta che né il potere né la ricchezza possono portare la salvezza e la felicità, ma solo una vita radicata in Dio. Ai poveri, rappresentati dai pastori di Betlemme, un angelo appare, dicendo: “Ecco, vi annunzio una grande gioia, che sarà di tutto il popolo: oggi vi è nato nella città di Davide un salvatore, che è il Cristo Signore” (Lc 2,10-11).

Gli angeli annunciano “una grande gioia”. Gesù è una lieta notizia,  perché con la sua venuta finalmente ogni uomo e ogni donna ha la possibilità di vivere e realizzare pienamente la sua missione di figlio di Dio, creato a immagine e somiglianza del creatore stesso.

Subito dopo l’annuncio gli angeli cantano un inno che oggi ripetiamo quando in chiesa preghiamo il Gloria. “Gloria a Dio nel più alto dei cieli e pace in terra agli uomini che egli ama” (Lc 2,14). In verità, quando diciamo “pace in terra agli uomini di buona volontà” non traduciamo in modo fedele l’espressione biblica. Le parole utilizzate nel testo sacro sono, infatti, le seguenti: “Gloria a Dio nell'alto dei cieli e pace in terra agli uomini dell’eudokia”, ovvero coloro nei quali Dio trova il suo compiacimento. Noi uomini siamo creature amate da Dio. Dio ci ama, ci augura la pace in terra. E non solo ce la augura, ma ci dona suo figlio che, come abbiamo visto, è chiamato dai profeti “il principe della pace”, affinché, come dice San Paolo, divenga la nostra pace (Ef 2,15).

Nei paesi di tradizione cristiana il periodo natalizio è caratterizzato da festeggiamenti, recite, condivisioni di doni e tante altre piccole cose che cercano di riportare il cuore dell'uomo a quella bontà persa o spesso dimenticata nel vivere quotidiano. Nonostante ciò, il Natale non può essere ridotto ad una semplice esperienza di un buonismo sentimentale, che dura solo pochi giorni. Il Natale è un momento per immergerci nuovamente in questi avvenimenti radicali che hanno mutato la storia dell'umanità e sono ancora oggi capaci di cambiare il cuore di ciascuno di noi, rendendoci uomini nuovi secondo la giustizia di Dio.

Dagli elementi fin qui esposti, emerge finalmente il fatto che Gesù di Nazaret possa essere la risposta alla domanda che ci siamo posti all'inizio di questo libro: dove sei? I re Magi che si recarono a Betlemme per adorare il bambino avevano dinanzi agli occhi la stella che li guidava e li aiutava a sapere dove si trovavano. Alla fine del loro viaggio la stella si posò sul luogo in cui si trovava Gesù. Da questo punto in poi la stella polare che avrebbe guidato l'umanità non sarebbe stata altra che lui, Gesù.

“Ma io, dove sono?” Meditazioni bibliche sull’essere cristiano (pp. 52-58)

di Padre Cesare Atuire

Bpeditore



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